Jeffrey Herlings arriva al GP di Türkiye con 143 punti di vantaggio su Romain Febvre. Al pilota Honda HRC Petronas potrebbe bastare già Gara 1 per chiudere il campionato e raggiungere quota sei titoli iridati.
Ci sono weekend che valgono più di una vittoria. Per Jeffrey Herlings, quello di Afyonkarahisar può diventare uno di quei passaggi destinati a fissare definitivamente un nome nella storia del motocross mondiale.
Il pilota Honda HRC Petronas si presenta all’Afyon Motor Sports Center con 795 punti contro i 652 di Romain Febvre, un margine di 143 lunghezze quando al termine della stagione restano tre Gran Premi. Secondo i calcoli ufficiali della MXGP, se al termine di Gara 1 di domenica il vantaggio dell’olandese salirà almeno a 145 punti, il sesto titolo mondiale sarà matematicamente suo.
E Afyon non è un luogo qualsiasi per “The Bullet”. Herlings è il pilota più vincente sul tracciato turco, con cinque successi di GP in sei partecipazioni, e arriva in Türkiye nel momento probabilmente più convincente della propria stagione: una sequenza di 14 gare senza sconfitte che eguaglia una striscia realizzata nel dominante 2018.
Una stagione costruita sulla continuità
La velocità non è mai stata il tema centrale quando si parla di Jeffrey Herlings. Quella, nel corso della carriera, è stata raramente in discussione. Nel 2026 a fare la differenza è stata soprattutto la capacità di trasformare il passo in continuità, contenendo gli errori e raccogliendo punti con una regolarità determinante nell’economia del campionato.
Sono già dieci i Gran Premi conquistati in questa stagione, numeri che hanno accompagnato la progressiva costruzione di un vantaggio ormai vicino alla soglia decisiva.
Herlings stesso ha sottolineato come, escludendo i ritiri, la propria presenza nelle posizioni di vertice sia stata pressoché costante. Una gestione molto diversa dall’immagine del pilota costretto a inseguire soltanto il limite assoluto: oggi la velocità resta intatta, ma è sostenuta da una lettura del campionato inevitabilmente più matura.
L’infortunio di Lucas Coenen, protagonista della prima parte della stagione e principale riferimento nella fase iniziale del Mondiale, ha modificato gli equilibri della MXGP. Herlings non lo nasconde e, anzi, riconosce il peso di quella situazione. Allo stesso tempo, il recupero di competitività dell’olandese era già evidente: nella seconda parte dell’anno “The Bullet” ha ritrovato un livello che lui stesso accosta a quello della straordinaria stagione 2018.
Il paragone con il 2018
Il confronto è inevitabile, ma Herlings introduce una differenza importante. Oggi il contesto tecnico è profondamente competitivo, con una generazione capace di mettere insieme esperienza, talento emergente e campioni già affermati: Lucas Coenen, Kay de Wolf, Tim Gajser e Romain Febvre hanno contribuito ad alzare il livello della categoria.
È proprio questo uno degli elementi che dà ulteriore peso al 2026 dell’olandese. Quasi dieci anni dopo una delle stagioni più dominanti della sua carriera, Herlings è riuscito nuovamente a portare la propria velocità su standard estremamente elevati, aggiungendovi una capacità di gestione che diventa fondamentale quando il titolo entra nel tratto decisivo.
Ad Afyon, quindi, la questione tecnica sarà soprattutto una: quanto rischiare?
Con un margine tanto ampio, Herlings non ha alcuna necessità di trasformare il weekend turco in una dimostrazione di forza. Ma gestire non significa snaturarsi. Il suo motocross è costruito sull’intensità, sulla capacità di produrre ritmo e sulla pressione esercitata sugli avversari. La vera sfida sarà trovare il punto d’incontro fra l’istinto del vincente e la freddezza necessaria per chiudere il campionato.
Da cinque a sei: un posto ancora più alto nella storia
Con il titolo 2026 Herlings raggiungerebbe Joel Robert a quota sei Mondiali, entrando in una dimensione statistica ancora più esclusiva. Davanti resterebbero soltanto Stefan Everts, con dieci campionati, e Antonio Cairoli, con nove.
Sul fronte delle vittorie nei Gran Premi, invece, il record appartiene già all’olandese. L’arrivo in Honda HRC, dopo una carriera professionistica trascorsa fino ad allora con KTM, rappresentava una delle grandi incognite del 2026. Il passaggio alla CRF450R imponeva adattamento, sviluppo e un nuovo metodo di lavoro; otto mesi più tardi, quella scelta può già produrre un titolo mondiale. Honda aveva annunciato il suo arrivo con un accordo pluriennale e con l’obiettivo dichiarato di continuare a competere ai massimi livelli.
E soprattutto Herlings non sembra aver perso la fame.
Nel materiale che accompagna la vigilia turca emerge forse il passaggio più significativo: non è più una questione di denaro, record o necessità di dimostrare qualcosa. È il piacere del sacrificio, del lavoro quotidiano e della ricerca del limite a tenerlo ancora dentro questo sport.
La sua definizione è perfetta: un vecchio bulldog che non vuole mollare.
Afyon potrebbe consegnargli il sesto Mondiale. Ma, ascoltandolo parlare, la sensazione è che per Jeffrey Herlings il numero sei non rappresenti necessariamente il punto d’arrivo. Potrebbe essere soltanto un’altra tappa di una carriera che, tra infortuni, ritorni e record, continua ostinatamente a rifiutare una parola: abbastanza.
Ph:Mxgp






