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La piccola grande storia del motocross

Il motocross, più che una semplice disciplina sportiva, è una storia epica fatta di passione, evoluzione e leggende. Un’avventura che inizia nel lontano 1957, quando lo svedese Bill Nilsson viene incoronato primo campione del mondo FIM nella classe 500cc, scrivendo la prima pagina di un libro destinato a diventare lunghissimo.

Gli albori: l’Europa come culla del motocross

Negli anni ’50 e ’60, il motocross aveva il cuore pulsante in Europa, con una fitta rete di Gran Premi disputati prevalentemente in Belgio, Olanda, Inghilterra, Italia, Francia e Germania. A volte si osava spingersi in Russia o Irlanda, ma il baricentro rimaneva ben saldo nel Vecchio Continente.

Proprio in quel decennio emersero nomi iconici come Roger De Coster, Joel Robert, Torsten Hallman ed Heikki Mikkola. Piloti che cambiarono per sempre la storia della disciplina, portando con sé anche l’inizio dell’era delle grandi Case ufficiali, con Suzuki che spodestò Husqvarna diventando la protagonista assoluta nelle classi 250cc e 500cc.

L’epoca aveva il sapore della libertà, della terra e del sudore. Un tempo romantico in cui non era raro vedere un pilota accendersi una Marlboro sulla linea di partenza. Joel Robert, sei volte campione del mondo 250cc, era celebre per il suo spirito ribelle e le sue serate festose, mentre Roger De Coster, più metodico e razionale, portò a casa ben cinque titoli iridati nella 500cc.

L’ascesa dei costruttori giapponesi

Tra la metà degli anni ’70 e i primi anni ’80, fu la 125cc a scrivere un capitolo storico: Suzuki dominò con dieci titoli consecutivi dal 1975 al 1984. Protagonisti assoluti furono i belgi Gaston Rahier, Harry Everts ed Eric Geboers, il giapponese Akira Watanabe e l’italiano Michele Rinaldi, il primo azzurro campione del mondo nella classe cadetta.

Poi arrivò Honda, con una potenza economica e tecnica senza precedenti. Negli anni ’80, il marchio giapponese conquistò nove titoli consecutivi nella classe regina (1984-1992) con fuoriclasse come Dave Thorpe, Georges Jobé, Eric Geboers, Jean-Michel Bayle e André Malherbe, contribuendo a rendere quel decennio tra i più competitivi di sempre.

L’era delle leggende belghe: Smets ed Everts

Gli anni ’90 e i primi 2000 sono stati caratterizzati dal duopolio belga più dominante nella storia del motocross: Joël Smets e Stefan Everts.

Smets, uomo di potenza e determinazione, portò Husaberg e KTM sul tetto del mondo con uno stile aggressivo e fisico. Everts, invece, fu poesia in movimento, un talento cristallino capace di danzare sul fango con una grazia disarmante. Il suo palmarès parla da solo: 10 titoli mondiali, record assoluto per un pilota GP. Smets, con 5 titoli, non fu da meno in quanto a carisma e contributo alla crescita dello sport.

L’era moderna: Cairoli e i suoi eredi

Con l’addio alle scene di Smets ed Everts, il testimone è passato a una nuova generazione di fenomeni. In primis Antonio Cairoli, nove volte campione del mondo, poi Jeffrey Herlings e Tim Gajser (cinque titoli a testa), e infine lo spagnolo Jorge Prado, capace di vincere già quattro mondiali.

Sono stati loro a scrivere la storia recente della MXGP, portando il motocross in nuovi mercati, professionalizzandolo e proiettandolo in un’epoca di globalizzazione sportiva e mediatica.

Il presente: Coenen, Febvre e la nuova generazione

La stagione MXGP 2025 ha riportato al centro della scena grandi sfide e nuovi protagonisti. Nella classe regina, la battaglia è serrata tra il talento belga Lucas Coenen e il veterano francese Romain Febvre, entrambi determinati a conquistare il titolo e a scrivere un nuovo capitolo nella storia del motocross mondiale.

In MX2, la lotta è altrettanto avvincente con Kay De Wolf, Simon Längenfelder e l’italiano Andrea Adamo, che si contendono il trono della categoria. A pochi GP dal termine della stagione, tutto è ancora aperto, ma una cosa è certa: il motocross sta vivendo una nuova età dell’oro, fatta di spettacolo, giovani talenti e un’eredità gloriosa da onorare.

Photo Credit: MX Large