Home MONDO MOTOCROSS MXGP Reisulis, fratelli da Mondiale: talento, rivalità e crescita nel cuore della MX2

Reisulis, fratelli da Mondiale: talento, rivalità e crescita nel cuore della MX2

Karlis e Janis raccontano il rapporto dentro e fuori dalla pista, il peso del Gran Premio di casa e il percorso condiviso nel Monster Energy Yamaha Factory MX2. Il team manager Herjan Brakke: «Stanno ancora costruendo l’esperienza necessaria, ma il potenziale è evidente».

Il Gran Premio di casa non è mai una gara come le altre. Pubblico, aspettative e responsabilità trasformano ogni giro in qualcosa di più complesso di una semplice sfida contro il cronometro. Per Karlis e Janis Reisulis, protagonisti del nono episodio della serie documentaristica Behind The Gate, il MXGP di Lettonia a Kegums ha rappresentato soprattutto questo: un passaggio importante nel loro processo di crescita all’interno del Mondiale MX2.

L’episodio, intitolato significativamente “Brotherhood”, ha seguito i due fratelli lettoni dietro le quinte del weekend disputato sul tracciato dello Zelta Zirgs Motocenter, raccontando una storia che unisce competizione, appartenenza e maturazione sportiva.

Compagni di squadra nel Monster Energy Yamaha Factory MX2, Karlis e Janis condividono allenamenti, programmi tecnici e quotidianità. In pista, però, ciascuno deve costruire il proprio percorso.

Karlis sfiora il podio davanti al pubblico lettone

Tra i due, a Kegums è stato Karlis a interpretare meglio la pressione del Gran Premio di casa. Con i risultati di sesto e terzo posto, il maggiore dei fratelli Reisulis ha concluso il weekend in quinta posizione assoluta, eguagliando il proprio miglior risultato stagionale.

Il bilancio avrebbe potuto essere ancora più pesante. In Gara 2 Karlis ha occupato a lungo la seconda posizione, sostenuto dal pubblico lettone e capace di mantenere un ritmo competitivo per quasi tutta la manche. Una piccola imprecisione nel finale ha però permesso a Camden McLellan di recuperare terreno e completare il sorpasso nell’ultimo giro, privandolo di un podio che sembrava ormai alla sua portata.

«Ero su un ritmo costante e sono rimasto secondo per quasi tutta la gara», ha raccontato Karlis. «Nel finale ho commesso un piccolo errore. Durante la manche non riuscivo a concentrarmi sul pubblico, pensavo soltanto a guidare, ma ripensare a quell’atmosfera mi fa ancora venire la pelle d’oca».

Il lettone non era pienamente consapevole della possibilità di chiudere il Gran Premio tra i primi tre. Concentrato sulle traiettorie e sulla gestione della gara, non era riuscito a leggere con continuità la pit board del team.

Una circostanza che, secondo lo stesso pilota, non avrebbe comunque modificato il suo approccio: «Stavo già spingendo al massimo. Negli ultimi giri ho forse esagerato leggermente, ma sapere di essere in posizione da podio non avrebbe cambiato il modo in cui stavo correndo».

La prestazione di Kegums gli ha consentito di lasciare alle spalle il precedente ex aequo con Valerio Lata e di consolidare l’ottava posizione nella classifica del Mondiale MX2, alle spalle del fratello minore.

Il sabato resta il punto da migliorare

Nel bilancio della stagione di Karlis emerge una differenza piuttosto evidente tra le prestazioni del sabato e quelle delle gare domenicali. Un aspetto riconosciuto dallo stesso pilota, spesso più efficace dopo aver accumulato maggiore confidenza con il tracciato.

«Il confronto con mio fratello sembra una storia senza fine», ha spiegato. «Soprattutto il sabato faccio più fatica. La domenica ho trascorso più tempo sulla moto e conosco meglio la pista. Forse la soluzione sarebbe correre soltanto la domenica».

Dietro l’ironia si nasconde un elemento tecnico rilevante. Karlis sembra aver bisogno di più tempo per raggiungere il livello ideale di feeling con moto e terreno, mentre sulla distanza del weekend riesce frequentemente a costruire gare più incisive.

A Kegums, dopo una partenza poco efficace nella prima manche, ha rimontato fino alla sesta posizione, continuando a recuperare terreno anche nelle fasi conclusive. In Gara 2, grazie a uno scatto iniziale decisamente migliore, ha potuto invece esprimere immediatamente il proprio ritmo nelle posizioni di vertice.

Janis e la gestione delle emozioni

Il weekend di casa è stato più complesso per Janis Reisulis. Il campione europeo EMX125 ed EMX250 ha concluso il Gran Premio al settimo posto assoluto con un ottavo e un decimo posto, risultati inferiori rispetto al livello mostrato nella prima parte della sua stagione d’esordio nel Mondiale MX2.

Il giovane lettone arrivava a Kegums dopo il quarto posto assoluto ottenuto in Germania, suo miglior risultato iridato fino a quel momento, e con il ricordo della vittoria conquistata sullo stesso circuito nella EMX250 nel 2025.

Il passaggio dal Campionato Europeo al Mondiale ha però aumentato sensibilmente intensità, durata e pressione delle gare.

«Non mi ero posto aspettative precise», ha spiegato Janis parlando del debutto in MX2. «Sono una persona che vuole sempre vincere, indipendentemente dalla situazione, ma non volevo caricarmi di una pressione eccessiva. Credo di aver dato il massimo e la stagione stava procedendo bene».

A Kegums, tuttavia, il coinvolgimento emotivo ha avuto un peso superiore al previsto.

«Sono stato condizionato dalla quantità di emozioni», ha ammesso. «Probabilmente avevo bisogno di più esperienza per gestire una situazione del genere. Ora però quella gara è alle spalle e sono concentrato su ciò che viene dopo».

Una lettura lucida, soprattutto considerando la giovane età e la necessità di affrontare contemporaneamente anche gli impegni scolastici. Janis aveva infatti completato gli ultimi esami proprio alla vigilia del Gran Premio lettone.

La conclusione del percorso scolastico gli ha permesso di liberare energie mentali da destinare interamente al motocross: «Durante l’inverno e nella prima parte della stagione la scuola rappresentava un impegno ulteriore. Ora posso dedicarmi completamente al lavoro in moto e a tutte le attività necessarie».

Due fratelli, una struttura tecnica condivisa

Il rapporto tra Karlis e Janis è uno degli elementi centrali del progetto. Dopo alcune stagioni trascorse in categorie differenti, i due sono tornati a gareggiare insieme e, per la prima volta, a condividere completamente il programma di una squadra ufficiale MX2.

«Essere nello stesso team è un vantaggio», ha sottolineato Karlis. «Ci alleniamo insieme da molto tempo, ma quest’anno siamo ancora più uniti. Viviamo le stesse situazioni e possiamo comprenderci meglio».

Una sensazione condivisa da Janis: «Da quando corriamo nella stessa squadra abbiamo molte più cose in comune. Svolgiamo insieme quasi tutto il lavoro fisico e gli allenamenti in moto. Credo di conoscere ancora meglio mio fratello».

La rivalità rimane inevitabile, ma il confronto sembra alimentare la crescita di entrambi più che generare tensioni interne.

Il team manager Herjan Brakke, ex pilota olandese del Mondiale, considera questa dinamica un valore per la squadra: «Con Karlis avevamo già esperienza. È professionale, rispettoso e molto piacevole da avere all’interno del team. Janis, invece, lo conoscevamo attraverso i risultati, ma non avevamo mai lavorato con lui. Dopo un inverno molto positivo, il cambiamento ha portato soltanto aspetti favorevoli».

Le interviste sono state registrate prima del Gran Premio d’Italia a Montevarchi e prima dell’annuncio che la collaborazione tra la struttura Hutten Metaal e Yamaha sarebbe terminata al termine della stagione.

Moto quasi identiche per caratteristiche simili

Dal punto di vista tecnico, le differenze tra le Yamaha dei due Reisulis sono minime. Brakke ha spiegato come entrambi abbiano mostrato una notevole capacità di adattamento e una grande fiducia nel lavoro della squadra.

«Sono piloti piuttosto semplici da gestire sotto il profilo tecnico», ha osservato il team manager. «Abbiamo lavorato per offrire loro il miglior pacchetto possibile e loro si affidano al team. Anche gli assetti sono molto simili».

La convergenza è arrivata persino nella scelta del manubrio. Karlis aveva iniziato la preparazione con una configurazione differente, ma dopo aver provato quella utilizzata da Janis ha deciso di adottare la stessa soluzione.

Un dettaglio apparentemente marginale, ma che conferma quanto i due fratelli abbiano caratteristiche compatibili e possano condividere indicazioni e riferimenti tecnici.

La squadra ha inoltre proseguito lo sviluppo iniziato nella stagione precedente, condizionato dall’introduzione delle nuove normative fonometriche. L’esperienza accumulata ha permesso di perfezionare un pacchetto che Brakke considera competitivo.

I numeri 47 e 772: identità e famiglia

Anche i numeri di gara raccontano parte della storia dei Reisulis.

Karlis ha scelto il 47 quando, entrando nel programma Yamaha 125 del Team MJC, gli venne richiesto di abbandonare il precedente numero a tre cifre. La scelta nacque dall’unione di alcune cifre e dai riferimenti a sportivi che avevano utilizzato quel numero, tra cui il campione statunitense Jeff Emig.

Janis ha invece conservato il 772, precedentemente utilizzato anche dal fratello. Il numero deriva probabilmente dal 72, legato all’anno di nascita del padre, il 1972. Quando nei campionati europei 65 e 85 fu necessario aggiungere una cifra iniziale, nacque il 772, diventato poi un vero elemento identificativo del giovane lettone.

Dal podio sfiorato alla consacrazione di Janis

Dopo l’appuntamento di Kegums, il percorso dei due fratelli è proseguito con risultati differenti.

Sul fondo duro e tradizionale di Montevarchi, Janis ha chiuso decimo e Karlis tredicesimo. Nelle gare successive, però, il minore dei Reisulis ha trasformato il potenziale mostrato nella prima parte della stagione nel primo podio della carriera iridata.

Ad Águeda, in Portogallo, Janis ha conquistato un brillante secondo posto assoluto, seguito dalla terza posizione ottenuta in Sudafrica. Due risultati consecutivi che lo hanno portato al sesto posto nel Mondiale MX2 alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna.

Karlis ha invece mantenuto una linea di rendimento costante, chiudendo ottavo e settimo nei due appuntamenti successivi e conservando l’ottava posizione nella serie.

Per Brakke, la differenza rispetto ai piloti già stabilmente al vertice rimane soprattutto una questione di esperienza: «Devono capire che una gara non è finita fino alla bandiera a scacchi. La categoria è molto competitiva e piloti come McLellan, Längenfelder, Coenen e Valin hanno già vissuto determinate situazioni. Karlis e Janis stanno attraversando ora quel percorso».

Il potenziale, però, non è in discussione. Entrambi hanno dimostrato di sapersi adattare alla sabbia e ai terreni duri, una qualità indispensabile per competere nel Mondiale. Karlis appare leggermente più efficace sui fondi sabbiosi, ma il profilo generale dei due fratelli è quello di piloti completi, capaci di modificare rapidamente stile e riferimenti.

La stagione dei Reisulis è diventata così uno dei temi più interessanti della MX2. Janis ha già trovato il podio, Karlis lo ha sfiorato davanti al pubblico di casa. Percorsi paralleli, alimentati dalla stessa famiglia e dallo stesso box, ma destinati a svilupparsi secondo tempi differenti.

Il legame tra fratelli li accompagna fuori dalla pista. Una volta abbassato il cancello, però, restano due piloti chiamati a costruire autonomamente il proprio futuro nel Mondiale.