Martina Gallieni, campionessa tricolore di Trial in carica è una stella brillantissima

Parliamo oggi di un’ottima atleta nel suo genere, la 27enne Martina Gallieni, campionessa di trial originaria del Canton svizzero di Ginevra ma residente a Courmayeur, in Valle d’Aosta. Martina è la nuova campionessa italiana di trial, un titolo arrivato all’ultimo round della passata stagione sportiva che l’ha vista anche salire su un podio mondiale. La carriera della cormaiorese è iniziata tardivamente rispetto alla media ma la sua tenacia le ha permesso di progredire costantemente sino a raggiungere ottimi risultati. Martina ha corso la stagione 2020 e correrà anche nel 2021 con una moto TRRS RR 300cc con i colori del Team TRRS Motorcycles Italia e del Motoclub A.M.C. Gentlemen’s Pinerolo.

Questa la nostra intervista.

Martina, chi sono i tuoi preparatori, tecnici e atletici:

M.G.: “Stefano Dellio è il mio allenatore e per la stagione 2021 mi accompagnerà alle gare di Mondiale ed Europeo. Devo tutto a lui e ai suoi insegnamenti: mi ha presa sotto la sua ala che a malapena stavo in equilibrio sulla moto e mi ha portata dove sono oggi.

Da quest’anno ci sarà anche Gimmi Rossi, che mi seguirà in gara al Campionato Italiano. Infine, Francesco Fognier si occupa della mia preparazione fisica ormai da due anni”.

Qual è il tuo terreno ideale?

M.G.: “Direi il sottobosco asciutto, perché l’aderenza dà un certo margine d’errore e permette di provare pietre più alte. Mi piacciono molto anche i pendii più ripidi, che richiedono una buona tecnica. L’indoor è invece un mio grosso tallone d’Achille, sia per il fatto che in Valle D’Aosta non esistono aree di trial di questo tipo e quindi mi alleno raramente indoor, sia per il fatto che sono un po’ fifona e saltare giù dagli ostacoli artificiali non mi fa impazzire”.

Di cosa ti occupi nella vita di tutti i giorni?

M.G.: “Oltre che pilota di trial, sono studentessa universitaria: ho una Laurea in Fisica e mi mancano pochi esami per prendere la Laurea di Specializzazione in Astrofisica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca”.

Altri Hobby?

M.G.: “Tra università e trial ho poco tempo libero, però ho la fortuna di vivere in un posto bellissimo e quando ne ho la possibilità mi piace fare qualche giro in montagna, a piedi e in bici in estate e con gli sci e le pelli di foca in inverno”.

Facci un breve riassunto della tua carriera in moto

M.G.: “Abito in Valle D’Aosta e ho sempre avuto gli sci ai piedi, sport che praticavo a livello agonistico. A 17 anni, però, un infortunio mi ha costretta a restare ferma per un anno. Durante la fase di fisioterapia, dovevo lavorare molto con le tavolette per l’equilibrio, così mio papà, che da giovane aveva fatto gare di trial ed aveva ancora una moto in garage, mi ha proposto di fare un sentiero con lui per migliorare l’equilibrio divertendomi. È stato amore a prima vista.

Poi, una volta terminata la carriera agonistica sugli sci e diventata maestra, ho visto che sulla moto continuavo a progredire e pian piano ho iniziato ad allenarmi in maniera sempre più professionale.

Nel 2018, sono salita per la prima volta sul podio nella tappa di Santa Fiora (Grosseto) del Campionato Italiano. Nel 2019, ho concluso il campionato in terza posizione, dopo aver saltato l’ultima gara a causa di un infortunio in allenamento. Lo scorso anno, ho vinto l’Italiano e ho fatto podio nella gara di Sant Julià (Andorra) al Mondiale, nella seconda categoria Femminile, la TrialWomen2, concludendo il campionato in quinta posizione”.

Che stagione è stata per te quella del 2020?

M.G.: “È stato un anno atipico, per via dell’emergenza sanitaria che ha stravolto i calendari e per alcuni acciacchi che mi hanno accompagnato durante tutta la stagione. Penso però che ricorderò il 2020 come una delle stagioni più belle di sempre: la mia prima vittoria di tappa all’Italiano, il mio primo podio al Mondiale nella Trial2 e, soprattutto, il mio primo titolo di Campionessa Italiana! Le emozioni che mi hanno dato questi risultati sono indescrivibili”.

In cosa ti senti di dover migliorare per il futuro?

M.G.: “Ho ancora tanto, anzi tantissimo da imparare, sia nella tecnica del trial sia nell’approccio mentale”.

La gara più bella e quella più brutta della tua vita?

M.G.: “È strano, ma la gara più bella e la più brutta della mia vita coincidono.

Si tratta dell’ultima gara del campionato italiano di quest’anno, il 15 novembre a Pietramurata in Trentino. Qui, sono diventata campionessa italiana, ma me la sono giocata con l’altra ragazza che concorreva al titolo fino all’ultima zona dell’ultimo giro, chiudendo in testa per sole due penalità (io 50 e lei 52). Ho avuto tantissimi alti e bassi durante la gara e a quattro zone dalla fine sembrava che non ci fossero più possibilità di vincere. Poi, è accaduto l’inaspettato: ho guidato fortissimo nelle ultime zone e ho recuperato tanti punti. Psicologicamente, è stata la gara più dura in assoluto”.

Metti in ordine di importanza (per te)

  • Nella vita, la cosa che conta di più è avere buoni amici perché… sono le persone con cui condividi le gioie e i dolori, sono un porto sicuro in cui rifugiarsi.
  • Poi, conta essere un campione perché… nello sport come nella vita un campione è colui che individua un obbiettivo e lavora con passione e perseveranza per raggiungerlo.
  • Infine, la tranquillità economica aiuta a migliorare la qualità di vita, ma la cosa più importante è circondarsi delle persone giuste.

Quali sono i tuoi programmi e le ambizioni per la prossima stagione?

M.G.: “L’anno prossimo correrò il mondiale nella classe TrialWomenGP, insieme alle trialiste più forti al mondo, e questo già di per sé è un sogno che si avvera. Sarebbe il primo anno, perciò non mi sono fissata degli obbiettivi: punterò a dare il massimo e raccoglierò l’esperienza una gara alla volta.

Al campionato italiano, mi piacerebbe provare a tenere il titolo femminile. Non sarà per niente facile, perché le mie avversarie sono forti, ma sono pronta a giocarmela di nuovo fino alla fine.

Chi ti segue alle gare?

M.G.: “Mio papà, che mi ha accompagnato prima alle gare di sci e poi a quelle in moto. C’è sempre ed è insostituibile.

Poi, il mio allenatore, che mi segue durante la gara dandomi consigli preziosi.

C’è qualcuno che devi ringraziare per quello che fai?

M.G.: “Voglio ringraziare mio papà, il mio ragazzo che mi spalleggia, il mio maestro Stefano, il mio team e le altre persone che lavorano insieme a me.